Elektroshock - Asylum

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1978 da Roma
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GRAZIE !!! Questa è una delle mie canzoni preferite di sempre!!!

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Breve storia degli Elektroshock, apparsa sulle note di copertina dell'album "Undercover" dei "Samurai Of Prog", prodotto da Marco Bernard nel 2011, ove erano inserite 4 cover del gruppo.

Il 1977 non fu un anno ordinario.
 La città di Roma trasudava violenza sotterranea, la stessa che vedevi serpeggiare tra le moltitudini giovanili, ovunque vi fosse un assembramento, davanti alle scuole, dichiaratamente invocata negli slogan che leggevi sulle facciate grigie di mostruosi caseggiati di periferia.
 Quell'inverno, negli umidi sottoscala di una Spinaceto avvolta dalle nebbie, avevamo lavorato veramente sodo. Eravamo riusciti ad esibirci nei nuovi locali alternativi e nelle cantine, come l'Ompo's, il Joan Sebastian Bar, il mitico Titan Club ed ovunque avessimo scovato del pubblico disposto a subire la nostra candida aggressione sonora.
 Le influenze musicali tra noi erano già nettamente delineate: Iggy Pop, Lou Reed, David Bowie, Jimmy Page, Keith Richards, Jean-Jacques Burnel, ma ascoltavamo (od avremmo presto ascoltato) anche Xtc, Clash, Sex Pistols, Suicide, Ramones, Police, Bob Marley, Velvet Underground, Kraftwork, Tubes, Talking Heads, New York Dolls, Eddie & the Hot Rods, Ultravox, MC’5, Psichedelic Furs, Madness, AC/DC, Metro, Cars, Stranglers, Jam, Ian Dury, B52's...
 Proponevamo, allora, una sorta di "sbarramento sonoro trasgressivo", un'esibizione Rock primitiva depurata da qualsiasi concessione al "buon gusto" o dalla voglia di piacere a tutti i costi.
 In questo senso riflettevamo il vero spirito dei tempi che costituiva, nei fatti, la nuova attitudine Punk di provenienza londinese.
 Gli idolatrati cantautori italiani emergenti erano per noi completamente slegati dall'effettivo paesaggio sonoro urbano della fine degli anni '70, che polarizzava vigorosamente i colori verso un Rock scarno e privo di qualsiasi compromesso o forma d’edulcorazione.
 Non eravamo molti in verità ad accorgerci di questa trasformazione. Trancefusion, Yogurth, De-Press, Take Four Doses a Roma, Decibel, Krisma, Faust'o a Milano, davvero non me ne vengono in mente molti altri.
 Di quegli show degli esordi, oltre del nostro aggrapparci come ad un cordone ombelicale agli amplificatori montati in parallelo per una potenza sonora artificiosamente aumentata, ricordo le interminabili versioni live di "Heroin", da noi interpretata nell'accezione rumoristica ed embrionale dei Velvet Underground... vale a dire l'idea di una "contrapposizione totale", che nel giro di pochi minuti dal bisbigliato sussurro iniziale induce all'incontenibile urlo del Caos.
 Ecco... la "contrapposizione" rappresenta forse il fulcro delle nostre prime esibizioni live, spesso tormentate dal celebre gesto teatrale - quanto per mera rappresentazione? - del nostro front-man, Augusto Colaiori.
 Nel crescendo parossistico di "Blood Sacrifice" Augusto si tirava il sangue con una siringa e lo spruzzava sorprendentemente verso il pubblico, suscitando spesso reazioni impreviste non facilmente immaginabili al giorno d'oggi.
 Riuscimmo a scatenare, in alcuni ambienti, un vero e proprio piccolo dibattito culturale ma soprattutto riuscimmo a calamitare l'attenzione degli addetti ai lavori, magistralmente coadiuvati, in questo, dal nostro indiscusso mèntore e Vate-produttore, Aldo Bagli, celebre redattore musicale di "Ciao 2001", la più importante rivista musicale giovanile di livello nazionale dell’epoca.
 Gli Elektroshock ed il loro entourage costituivano una micidiale "macchina da guerra", ciascuno di noi e dei nostri più stretti collaboratori (ne cito qui uno per tutti: Fabio Ferrazzi, vero factotum nonché fotografo ufficiale della band), si occupava diligentemente di una parte del lavoro ed i risultati non si fecero attendere.
 Venimmo infatti portati alla ribalta per una breve apparizione televisiva nella trasmissione più evoluta dell'epoca, "L'altra domenica", condotta in Rai da Renzo Arbore, mentre anche la prestigiosa Rca lanciò segnali di un qualche interesse nei nostri confronti.
 Tutto questo sfociò in una decisiva audizione live al "Cenacolo", mitico studiolo di registrazione immerso nella (in)violata quiete suburbana-agreste capitolina.
 I dirigenti dell'Rca, convenuti in pompa magna per l'occasione, letteralmente trasecolarono innanzi alla nostra esibizione, temerariamente coronata dall'incredibile scena di Augusto e della sua siringa.
 Ma tant'è: si era fatto il 1978 ed avevamo ottenuto l'agognato contratto discografico con l'Rca! Più precisamente con l'affiliata "NumeroUno", la celebre etichetta portata ai vertici delle classifiche da Lucio Battisti.
 Realizzammo, in previsione del nostro primo album, il sogno di tutti i giovani musicisti dell'epoca, essere cioè condotti in un negozio di strumenti musicali con il mandato di poter acquistare tutto ciò di cui avessimo avuto bisogno!
 Il line-up a quel punto, era consolidato: Augusto Colaiori alla voce, Riccardo La Riccia e Giorgio Mastrosanti alle chitarre, Marco Bernard al basso (prima di lui Giovanni Sinigaglia) e Nicola Lo Briglio detto "Faina" alla batteria.
 Dovendo iniziare a breve le sedute di registrazione, si rese necessario a quel punto organizzare il caotico materiale a disposizione, parte del quale ancora allo stato embrionale.
 A questo scopo ci ritirammo per un periodo in una vecchia casa di paese in un angolo sperduto del Lazio, lontani da Roma.
 Qui, immersi in un atmosfera a noi estranea e decisamente più tranquilla di quella in cui eravamo abituati a lavorare in città, ove venivamo letteralmente assediati da orde di curiosi ragazzini di borgata, presero forma tutte le canzoni dell'album "Asylum".
 L'idea del titolo credo avesse a che fare con una seduta fotografica rigorosamente in bianco & nero di stampo neo-realista a cui partecipammo di nascosto all'interno di una casa di cura per malati mentali (sperando di non essere scoperti!), alcuni mesi prima.
 Il brano omonimo era invece una rielaborazione di una nostra curiosa reggae song dal titolo "Lunar Girl". Clapp, l'autore del testo in inglese, tramutò per l'occasione il personaggio principale da femminile in maschile, trasformandolo nel "Lunar Boy" della versione definitiva, mentre anche l'impronta reggae venne gradualmente sostituita da un arpeggio iniziale di chitarra che preludeva ad un andamento più marcatamente Rock.
 Finalmente arrivarono i giorni delle sessioni di registrazione che vennero fissate agli ambìti Trafalgar Studios in Roma.
 Fu un periodo di duro lavoro, principalmente a causa della nostra totale inesperienza. Ci aiutarono per questo Agazzi, (ingegnere del suono) e Musso (ottimo chitarrista e produttore). Quest’ultimo fu incaricato di seguirci dal punto di vista artistico-musicale. Ci convinse, a fatica, di cambiare la scalatura delle corde delle chitarre: eravamo soliti infatti suonare un semi-tono più in basso per ottenere il nostro tipico sound, alquanto saturo e cupo, rispetto ai tempi.
 Interessante l'utilizzo d'impronta espressionistica del Mellotron, strumento che inaspettatamente quanto casualmente ci ritrovammo a disposizione in sala di registrazione (credo appartenesse in realtà ai Goblin). Dopo qualche comprensibile ritrosia iniziale, lo inserimmo sperimentalmente nel ritornello di "Prisoner Of The World" e più diffusamente in "Blood Sacrifice". Quest'ultimo brano aveva lo stesso titolo del brano utilizzato dal vivo come colonna sonora della "scena della siringa", mentre in realtà era un brano completamente nuovo, nato durante le sessioni del nostro fecondo ritiro nell'eremo laziale.
 In "Prisoner of The World" utilizzammo accordature non convenzionali e facemmo suonare a ritroso alcune parti di chitarra, mentre in "Asylum" e nella stessa "Blood Sacrifice" cantò un coro femminile di rinforzo (le graziose Baba Yaga). Emuli delle scintillanti performance chitarristiche dell'ultimo Bowie di "Lodger" ricordo, inoltre, i lancinanti soli di Riccardo La Riccia ottenuti attraverso repentini cambi sulle bande di equalizzazione manipolate in diretta dal Ferrazzi su un amplificatore "Acoustic".
 In corso d'opera il nostro modo di lavorare, a dispetto del nostro essere volutamente "grezzi" ci stava portando verso un utilizzo più creativo della sala di registrazione.
 Per l'uscita di "Asylum" ci avvalemmo, dal punto di vista del look della band, della preziosa collaborazione artistica di Ivan Cattaneo, emergente e trasgressivo cantautore milanese. Per l'occasione ci portò con sè a Milano per una serie di sedute fotografiche ove vennero realizzate locandine, poster ed altro materiale promozionale di supporto.
 Dopo l'uscita di "Asylum" seguì un periodo di stasi in cui girammo l'Italia per concerti ed interviste radiofoniche, ci capitò anche di suonare di spalla agli scozzesi "Average White Band" (sebbene il binomio Funky-Pop / Rock non funzionò mai a dovere).
 Si verificò quindi un periodo di crisi culminato nella scissione dall'Rca.
 A questi avvenimenti seguì l'ingresso del cantante irlandese David Mac Adams, letteralmente prelevato da Piazza Navona, ove era solito esibirsi davanti a piccole folle di curiosi astanti.
 L'arrivo di David fu l'occasione per rinnovare il repertorio della band e fondare una nuova era.
 Il sound venne arricchito da vagonate di sano Rock'n Roll, riff asciutti e ripetuti, chitarre accordate in maggiore ed interventi di scivolose "slide".
 A questa manciata di nuovi brani mono-rock fece da contraltare la più melodica ballad "Stranger", nelle nostre intenzioni un singolo in grado di richiamare, per analogia, il precedente brano "Asylum".
 Registrammo entusiasticamente il nuovo materiale ai "Grop Studio" in Roma, certamente con minori mezzi a disposizione in termini di tempo, risorse economiche e tecnologie.
 Nonostante questo, vi fu ugualmente da parte nostra la volontà di proseguire il piccolo percorso di ricerca iniziato ai Trafalgar tentando di "personalizzare" il sound tramite l'aggiunta di innovativi sequencer, tastiere e brevi frasi di fiati.
 Terminate le registrazioni, continuammo l’attività live, procurandoci, al culmine, un’esibizione al Teatro Tenda a Strisce, vero tempio del Rock capitolino. L’evento, in gran parte autoprodotto, fu possibile grazie al duro lavoro di tutti (ricordo ancora la faticosa opera di volantinaggio) ed alla collaborazione di Riccardo Bernard. A parte gli iniziali disordini tra giovani e forze dell’ordine (!), gli sforzi furono coronati da un bel successo, testimoniato anche dalle ottime critiche musicali apparse l’indomani sui quotidiani dell’epoca.
 Il nostro secondo album, nonostante l'interesse di un’importante etichetta discografica milanese, non venne mai pubblicato. Ci sciogliemmo definitivamente qualche mese più tardi.
 Long Live Rock.
Giorgio Mastrosanti, febbraio 2011

stefanolariccia
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Il brano è ovviamente influenzato da Lou Reed e, aggiungerei, Iggy Pop/David Bowie perché ricorda The Passenger.

sergejisd
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davvero bravi, ma non è stato trovato più nulla di loro? :(

samuelfaust