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CELICO

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Celico sorse prima del X secolo, fu popolato dai profughi di Cosenza e delle località costiere, costretti ad abbandonare le loro case, a causa delle invasioni saracene. Il toponimo, riportato da alcuni al latino CAELICUS, ‘celeste', viene da altri fatto derivare dal personale ugualmente latino CAELIUS, con l'aggiunta del suffisso aggettivale -ICUS. Non manca tuttavia chi, facendo riferimento alla forma del centro che, guardato dall'alto sembra un vaso schiacciato, ritiene che il nome derivi dall'ebraico “kelik”, avente il significato di ‘vaso lungo e stretto'. Casale del capoluogo provinciale, ne seguì le vicende. Diversamente da quest'ultimo e come tutti gli altri villaggi, si schierò con gli angioini nella guerra contro gli aragonesi, subendo perciò notevoli danni. Fu gravemente colpito dal terremoto della prima metà del 1600. Acquistato dal granduca di Toscana, tornò poco dopo sotto il dominio regio, a seguito di una rivolta. Fedele ai Borboni, svolse un ruolo importante nella lotta contro i francesi che, all'inizio del 1800, ne fecero il capoluogo dapprima di un governo, comprendente diverse università, e poi di un circondario. Attivamente impegnata nei moti risorgimentali del 1848, fu danneggiato anche dal sisma del principio del XX secolo. Tra i monumenti figurano: la quattrocentesca parrocchiale di S. Michele Arcangelo, che custodisce pregevoli opere d'arte; la chiesa dell'Assunta, già casa dell'abate Gioacchino da Fiore; le chiese di S. Nicola di Bari, della Catena e del Carmine, e villa Valente, contenente una raccolta di stampe calabresi, dei secoli dal XVI al XIX.